Neuronte — Fenomenologia di una percezione inattesa | Irene Battaglini

«Nel sonno il corpo giace come reliquia inutile, mentre il nervo tesse mondi interi senza sporcarsi di materia»

Deca — Neuronte, title-track (Atom Institute / Sonor Music Editions, 2025)

Un gesto nel linguaggio

C’è un gesto, nei neologismi riusciti, che precede la loro eventuale legittimazione linguistica: non nominano semplicemente qualcosa che esiste già, ma intercettano una faglia del pensiero, un punto in cui il linguaggio esita e la teoria resta muta. È in questa zona liminale che si colloca la proposta di Federico De Caroli con il termine Neuronte.

Il neuronte non è soltanto il soggetto che sogna o che viene ipnotizzato; è, più radicalmente, il nome possibile di una condizione in cui il sistema percettivo si emancipa dall’urgenza dell’oggetto, e tuttavia non rinuncia alla qualità sensoriale dell’esperienza.

Qui il neologismo tocca un punto sensibile della tradizione psicoanalitica. Già Sigmund Freud, nel delineare la natura allucinatoria del sogno, mostrava come la mente possa produrre immagini dotate di vividezza sensoriale in assenza di un referente esterno. In una linea più tardi radicalizzata da Wilfred Bion, la funzione trasformativa dell’apparato psichico viene pensata come capacità di metabolizzare elementi grezzi dell’esperienza, generando forme interne che possiedono già una qualità quasi percettiva.

La tensione più rischiosa

Proprio qui si apre la tensione più interessante — e più rischiosa — della proposta. L’insistenza sul “solo sistema neurale” come generatore dell’esperienza sensoriale espone il concetto a una possibile deriva riduzionista: come se il cervello potesse essere isolato dal corpo che lo sostiene, lo modula e lo iscrive in una storia incarnata.

La clinica contemporanea, tanto nelle neuroscienze quanto nelle teorie psicoanalitiche più avvertite, ha mostrato come ogni percezione sia intrinsecamente embodiedPercezione incarnata: ogni esperienza percettiva è radicata nel corpo, nella memoria corporea e nella storia relazionale del soggetto. — radicata in una memoria corporea e relazionale che non può essere semplicemente sospesa.

«Nel vuoto sensoriale il nervo canta da solo; il silenzio è la sua orchestra, l’assenza il suo strumento prediletto.»

Eco — Thomas Köner / William Basinski

Ma è forse altrove che il termine trova la sua necessità: non sul piano di una classificazione scientifica, bensì su quello di una ontologia dell’esperienza contemporanea. Il neuronte nomina quella condizione sempre più diffusa in cui il soggetto vive immerso in mondi percettivi generati internamente — immagini, simulazioni, risonanze affettive che non richiedono più un oggetto presente per essere vissute come reali.

Neuronte — Federico De Caroli (Deca), 2025

Il destino concettuale

In questa circolazione si gioca il suo destino. Se resterà confinato a un uso metaforico o artistico, conserverà intatta la sua potenza evocativa. Se invece aspirerà a una stabilizzazione teorica, dovrà attraversare un processo di chiarificazione concettuale.

Se resta metafora

Conserva intatta la sua potenza evocativa, come nel lavoro musicale di De Caroli. La parola vive nell’arte senza il peso della definizione.

Se aspira alla teoria

Dovrà ridefinirsi non come stato “senza corpo”, ma come modalità specifica del rapporto tra corpo, mente e mondo — accettando la complessità incarnata.

Neuronte agisce come una parola-ponte: tra neurologia e psicoanalisi, tra estetica e clinica, tra stati di coscienza e narrazione di sé. Non ancora riconosciuta da Accademia della Crusca o Treccani, ma già in circolazione come segno di un bisogno di nominazione.

L’origine arcaica dell’ascolto

Una complessità di funzioni la cui origine si perde nei meandri prenatali dell’abisso: nella sua parte più arcaica, denominata labirinto vestibolareParte dell’orecchio interno deputata all’equilibrio. A partire dal quinto mese intrauterino è già connessa al sistema nervoso., l’orecchio si trova immerso nel canale neurale che, a partire dal quinto mese del cursus intrauterino, diventa il sistema nervoso e stabilisce già il controllo sul complesso locomotorio ulteriore.

L’altra parte dell’orecchio, il sistema cocleare, più centrata sull’ascolto, va a diffondersi letteralmente in maniera simultanea in tutto o quasi tutto l’encefalo al fine di engrammare i suoni. Migliorare la qualità dell’ascolto significa investire sulla propria centralità, nel riconoscimento di sé e dell’altro.

Pierre Schaeffer e l’oggetto sonoro

Tra tutti coloro che se ne rendono conto, spicca la figura di Pierre Schaeffer, compositore e tecnico del suono, cui si deve la nascita della musica concretaCorrente musicale degli anni ’40 che utilizza suoni registrati dalla realtà quotidiana, manipolati elettronicamente, separando il suono dalla sua sorgente.. Il suo Traité des objects musicaux (1966) ridefinisce il sistema di approccio al suono e all’ascolto. La musica concreta separa il suono dalla sua sorgente — inversione radicale rispetto alla tradizione.

I quattro ascolti di Schaeffer

01

Ascoltare

Il suono come indizio di una certa fonte o avvenimento.

Concreto / Oggettivo

02

Udire

Percepire passivamente, senza desiderare né ascoltare né comprendere.

Concreto / Soggettivo

03

Sentire

Selezione intenzionale di ciò che interessa, operando una qualificazione.

Astratto / Soggettivo

04

Capire

Il suono come segno che rinvia a un senso, in funzione di un linguaggio.

Astratto / Oggettivo

Dal velo di Pitagora allo schermo di Deca

Il concetto di ascolto ridottoConcetto di Schaeffer: ascoltare il suono per se stesso, astraendolo dalla sua sorgente e dal suo significato, concentrandosi sulla pura morfologia sonora. trova un antenato illustre nella pratica degli allievi di Pitagora, i cosiddetti acusmatici. Questi erano tenuti ad ascoltare le lezioni del Maestro nascosto dietro una tenda: l’obiettivo era impedire che la vista della sorgente distraesse dall’essenza del Logos.

Nel lavoro di Deca il velo diventa la pelle stessa del soggetto, che si chiude al mondo esterno per permettere al “nervo nudo” di percepire l’oggetto sonoro puro, bypassando la necessità di una fonte materiale visibile.

«Ogni fenomeno sonoro percepito come un insieme, come un tutto coerente, udito attraverso un ascolto ridotto, indipendentemente dalla sua provenienza o dal suo significato»

Pierre Schaeffer — Traité des objects musicaux, 1966

L’esperienza del Neuronte di Deca

E proprio in questo ascolto ridotto estremo, spinto fino al limite dell’assenza di corpo, Deca ci immerge nell’album Neuronte. Le sue trame sintetiche non provengono da alcuna sorgente visibile: aggirano l’orecchio periferico, perforano direttamente il canale neurale e generano percezioni senza che la carne debba più sporcarsi di mondo.

Chi ascolta Neuronte non “ode” più: diviene egli stesso neuronte — nervo nudo che esperisce il cosmo vibratorio nella sua totalità. Il corpo giace come reliquia inutile; il nervo, solo, canta.

Il silenzio non è vuoto, ma soglia vibrante dove la percezione, libera dall’oggetto, si manifesta. La psicoanalisi rivela come l’inconscio emerga nel silenzio della parola. La fenomenologia esplora la coscienza nell’inespresso.

Neuronte — percezione e assenza, Deca 2025

Verso una fenomenologia del suono incarnato

Neuronte non è ancora una categoria, e forse non deve diventarlo troppo in fretta. È piuttosto un segnale: indica che qualcosa, nel modo in cui pensiamo la percezione e la coscienza, chiede di essere riformulato. E come ogni buon neologismo, non si limita a descrivere questo movimento, ma lo produce.

Si potrebbe proporre una riformulazione — non come correzione, ma come sviluppo interno: il neuronte come stato in cui la mente produce esperienza sensoriale in assenza di oggetto attuale, attraverso la riattivazione e trasformazione di tracce mnestiche incarnate. In questa versione, il termine non nega il corpo, ma ne sospende temporaneamente la funzione di mediatore diretto.

«Il corpo giace come reliquia inutile. Il nervo, solo, canta.»

Irene Battaglini — Neuronte. Fenomenologia di una percezione inattesa, 2026

«Hypnosi Semantica: parole che non si pronunciano, ma si inoculano direttamente nel midollo dell’anima, bypassando orecchio e bocca»

Deca — Hypnosi Semantica, da Neuronte (2025)

L’album

Neuronte

di Deca (Federico De Caroli)

Diciottesimo album · 2025
Atom Institute / Sonor Music Editions
Neologismo: neuronte — creato dall’autore

Scarica il saggio

Neuronte. Fenomenologia di una percezione inattesa

Versione PDF impaginata, con immagini e apparato illustrativo — di Irene Battaglini, aprile 2026.
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Approfondimenti

L’autrice

Irene Battaglini

Psicologa, Psicoterapeuta, Psicoanalista — Analista Supervisore Didatta
Direttore e Fondatore della Scuola di Psicoterapia Erich Fromm, Prato–Padova

Irene Battaglini si muove, fin dagli inizi del suo percorso come pittrice, negli spazi liminari tra psicoanalisi, linguaggio e scenari esperienziali clinici ed ermeneutici. Il modello PIUE® (Psicoanalisi Interpersonale Umanistica Esistenziale) e il metodo formativo Deep Living Learning®, da lei ideati, attraversano l’esperienza psicoanalitica come terreno di trasformazione — non come archivio di teorie, ma come campo vivo di incontro e costruzione del senso.

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