L’adolescente. Un Battito d’Ali nello Sciame Digitale

C’è una sofferenza della mente e una sofferenza del cuore: noi tutti, da adulti, conosciamo la differenza tra la ferita psichica e il dolore inferto dalla vita all’esistenza. La prima è crudele e inaspettata, è una violenta inquietudine; il secondo è lento, inevitabile, è una ustione che non guarisce: è il tempo che, parafrasando Battiato, cambia molte cose nella vita.

La sofferenza della mente e del cuore convergono in quel luogo di transizione delle emozioni – ma di deposito delle memorie – che è il corpo. Com’è la sofferenza di un adolescente? È precipuamente una sofferenza del corpo.

Abstract

Il corpo del Puer è un luogo che cambia, un fiume in piena in continuo divenire, colto e in parte travolto dagli eventi e dagli affetti in forma embrionale, che tentano di attecchire nel nido della sua esistenza vitalizzante ma che nello stesso tempo è forgiato da questi affetti e sentimenti in forma evolutiva, che vi prendono cittadinanza a lungo, anche quando lo sviluppo psicofisico ha raggiunto da tempo la sua maturazione: in altre parole, l’adolescenza oggi dura molto più a lungo di quanto dicano le identità anagrafiche ed è caratterizzata da una sofferenza intrisa di una solitudine insopportabile e ribelle, e da un sentimento narcisistico quanto fisiologico di nullità, di riconoscimento mancante da parte di un mondo – non solo apparentemente – ostile e minaccioso, incomprensibile quanto mal disposto, e qualche volta assente o anaffettivo, evitante o inaccessibile, e ancora – sebbene statisticamente in casi più rari – abusante, violento, traumatico. Un mondo che può assumere diversi volti: la famiglia, la scuola, il gruppo dei pari. E ancora più in là, un luogo anonimo e scomposto, degradato e sospeso, che oltre ad essere spesso un allettante parco giochi, si trasforma in un inferno di solitudini che si incrociano e qualche volta si distraggono, si distruggono, si alimentano in una reciproca dinamica di illusioni e delusioni.

 

Se la solitudine del Senex è nostalgica e inconsolabile, la solitudine del Puer è malinconica ed emorragica, e richiama a sé come ogni corpo che sanguina, ìnfide schiere di predatori. L’adolescente è predato dal desiderio ed avido di emozioni proprio come coloro che strumentalizzano i suoi bisogni: e la rete, e questa volta intendiamo il web, assolve adeguatamente a questo scopo.

 

La solitudine del Puer è molto diversa da quella del Senex, come ha splendidamente saputo descrivere lo psicoanalista americano James Hillman in molti dei suoi lavori, tra i quali oggi mi piace citarne uno meno divulgativo e più di nicchia quale è Il Suicidio e l’Anima, edito da Astrolabio nel 1999, in cui alcuni passi riecheggiano con la loro incredibile attualità: abbiamo assistito ai suicidio, colti da stupore orrorifico e da incredulità, ma anche ad una sequela di atti autodistruttivi, che situano la soggettività in una altalena silenziosa tra la vita e la morte, certamente per sfuggire ad una mancanza di senso e alla stretta di un isolamento dall’Altro, che è un estraniamento anche del proprio Sé, un mancato riconoscimento di poter essere, di poter divenire: in altre parole, la paura di quel tremendum che è dentro di noi e con il quale siamo tenuti prima o poi ad essere confrontati. Si tratta però anche di una estrema ed infausta tentazione a porre fine al brusio incessante di pensieri ed emozioni in cui la mente e il corpo non trovano interfacce, hanno perso i codici di decrittazione reciproca, sono diseducati alla visione dell’anima e alla compresione del mondo interiore…