Amore e Destino: quando si incontrano dall’analista

Articolo

di Irene Battaglini

Amore e Destino – Novembre 2025


C’è un momento preciso, nella stanza d’analisi, in cui l’amore e il destino si incrociano. Non l’uno nell’altro — ma nell’Analista. 

Arrivano insieme, come due superstiti di una stessa battaglia: l’amore in cerca di un’ultima occasione; il destino… con la solita valigia piena di fallimenti. 

E tu, che sei lì per “stare meglio”, ti ritrovi a raccontare sempre la stessa storia, con nomi e volti diversi. Gli amori che si allontanano. Le occasioni che ti tradiscono. La fiducia che finisce prima ancora di cominciare. Ma la tua voce, quella no. Quella è sempre la stessa.

La voce che si spezza

Scrisse la poetessa Szymborska: “Ogni inizio infatti non è che un seguito, e il libro degli eventi è sempre aperto a metà.” 

Così, nella stanza d’analisi, ogni parola che affiora non rappresenta mai un vero inizio, ma si lega a ciò che è già stato detto, a ciò che ci precede silenziosamente e che plasma la narrazione presente. Quella voce che si ripete, che inciampa sempre nello stesso punto, trova nell’analista non solo uno specchio, ma il complice di una possibile riscrittura. Nel rituale della seduta, tra la ricerca di senso e il riemergere dei vecchi copioni, si intuisce che il cambiamento non consiste nel cancellare il passato, ma nel riconoscere che ogni nuovo racconto, ogni “inizio”, è in realtà il proseguimento di una storia più grande, che si può finalmente osare di modificare. E così, tra la fedeltà inconscia alle trame segrete e la speranza di un esito diverso, si apre la possibilità di trasformare la ripetizione in un atto creativo, dove il destino e l’amore cessano di essere condanna e diventano materia viva da plasmare. 


Questa rubrica – Amore e Destino, Frammenti di Irene Battaglini – nasce per parlare di quella voce. Quella che si spezza sempre nello stesso punto. Quella che confonde l’amore con l’incastro e il desiderio con il debito. 

Non è sabotaggio. È una fedeltà alla trama segreta della famiglia, a volte neppure di quella: è abitudine al linguaggio segreto del nostro fantasma personale. 

A chi? A un amore infantile impossibile. A una scena originaria mai risolta. A una madre che non poteva scegliere. A un padre che non c’era. A una versione di sé che ha imparato a contare solo se perde.  

Freud l’avrebbe chiamata coazione a ripetere. René Laforgue, audace, l’ha battezzata nevrosi di scacco: la tendenza inconscia a cercare l’insuccesso come se fosse l’unico finale possibile. Non per masochismo.  

Il paziente dice: “Non so perché, ma finisce sempre così.” L’analista riflette il potenziale contenuto nella ripetizione: “La scena si è rimessa in moto, ora la sceneggiatura può essere riscritta, il regista deve individuarsi.”  

Il Transfert e il Film

Nella rubrica di Frammenti “Amore e Destino”, partiamo dal film di Paolo Sorrentino “Le Conseguenze dell’Amore”. Titta Di Girolamo vive in una sospensione perfetta: un hotel svizzero, una valigia piena di denaro, una donna che potrebbe cambiarlo — e che arriva troppo tardi. Non c’è rabbia, né dramma. Solo l’implacabile rifugio freddo del fallimento. 

E il transfert? È lì, sottile e devastante, nella stanza d’analisi. È l’occasione per una esperienza emozionale correttiva (direbbe Alexander, 1946), non perché l’analista è speciale, ma perché, per la prima volta, questa ripetizione non sarà tentata invano. Sarà l’inizio del cambiamento.  

Tentare cosa? Quella stessa relazione irrisolta, quel nodo che ancora stringe. 

E l’analista? Se ne accorge? Se resiste, se non cade nella scena, può aprire uno spiraglio. Ed esplorare con il paziente “le conseguenze dell’amore” , porgendogli nuovi punti di vista. 

Oltre il Mito Inconscio

Perché è un tema dirimente? Perché l’amore e il destino sono le due forze che più influenzano la nostra possibilità di individuazione. Si può fare una terapia perfetta, tecnicamente irreprensibile, ma se non si attraversa la scena dell’amore, si resta spettatori del proprio dramma. 

Individuarsi significa scendere dal palco della propria narrazione tragica. Significa riscrivere il copione. O, come direbbe Jung, non restare attori di un mito inconscio, ma diventarne gli autori. 

Questa rubrica vuole essere una lente non solo clinica, soprattutto umanistica, creativa,  poetica su quei momenti in cui il paziente non sa più se si sta innamorando… o se sta solo ripetendo. Quando chiama “destino” ciò che è solo il rifiuto del cambiamento. Quando cerca nell’amore una salvezza che non può venire dall’altro. 

Se ti riconosci…

Se ti riconosci in tutto questo… 

  • Se ami chi non ti ama. 
  • Se fallisci sempre allo stesso punto. 
  • Se ti innamori del tuo terapeuta — o del tuo capo, o del tuo carnefice. 
  • Se senti che “questa volta sarà diverso”… e invece no. 

Allora resta con noi. 

In questa rubrica parleremo di amore, desiderio, ripetizione. Di clinica. Ma anche di cinema. Di transfert. Ma anche di poeti. 

Perché il destino si cambia solo se prima… lo si ama abbastanza da riconoscerlo. 

E poi, lo si lascia andare. 

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