Il rientro a lavoro dopo maternità

Da una prospettiva psicoanalitica, il tema del rientro delle madri nel mondo del lavoro si intreccia con dinamiche profonde legate all’identità, alla separazione e alla trasformazione del Sé. La maternità non è solo un evento biografico, ma una riorganizzazione psichica: il corpo, il tempo e il desiderio si ridefiniscono, portando con sé nuove domande sulla propria identità personale e professionale.

Come affrontare il rientro a lavoro dopo maternità

Il rientro nel lavoro rappresenta spesso una fase di riattraversamento della separazione primaria: così come il bambino deve sperimentare l’assenza della madre per sviluppare la propria autonomia, anche la madre si trova a rinegoziare il proprio senso di presenza e di assenza nei diversi ambiti della vita. Qui emergono sentimenti ambivalenti – colpa, desiderio di autorealizzazione, paura della perdita – che rimandano ai complessi edipici e ai fantasmi transgenerazionali della cura e del sacrificio.

Ansia da rientro al lavoro dopo maternità​: come gestirla

Da una prospettiva psicoanalitica e dell’attaccamento, il rapporto tra maternità e lavoro non è solo una questione organizzativa o economica, ma anche una rinegoziazione profonda del legame di attaccamento, sia con il proprio bambino sia con la propria identità.

 

Il rientro al lavoro può attivare vissuti inconsci legati alla separazione e alla sicurezza affettiva, spesso modellati dal proprio stile di attaccamento. Una madre con un attaccamento sicuro tenderà a vivere il distacco dal bambino come un processo naturale, fidandosi della capacità di entrambi di mantenere un legame solido anche nella distanza. Al contrario, chi ha un attaccamento insicuro – evitante o ambivalente – potrebbe trovarsi intrappolata in dinamiche di colpa, ansia o svalutazione del proprio ruolo, sia materno che professionale.

 

Il rischio della depressione al rientro lavoro dopo maternità​

In particolare:

 

  • Le madri con un attaccamento ansioso-ambivalente potrebbero vivere il ritorno al lavoro con un senso di colpa profondo e la paura di essere “cattive madri”, faticando a separarsi dal bambino e oscillando tra il desiderio di indipendenza e il timore dell’abbandono.
  • Le madri con un attaccamento evitante potrebbero, al contrario, investire intensamente nella carriera per difendersi da un vissuto inconscio di inadeguatezza, rischiando di negare o minimizzare il bisogno di connessione emotiva con il bambino.
  • Le madri con un attaccamento disorganizzato potrebbero alternare momenti di iper-coinvolgimento materno a fasi di ritiro e senso di smarrimento, vivendo il lavoro come un rifugio o, al contrario, come un elemento che amplifica il loro senso di instabilità identitaria.

Maternità e carriera​: una preziosa opportunitá

In questo contesto, il career coaching può diventare non solo un supporto professionale, ma anche un luogo di elaborazione di questi vissuti profondi. Accompagnare le madri a riconoscere e integrare i loro bisogni affettivi con le loro ambizioni lavorative significa aiutarle a sviluppare una relazione più sicura con se stesse e con il proprio ruolo, andando oltre gli schemi ereditati e le aspettative sociali rigide.

 

Investire sulla osmosi virtuosa tra lavoro e maternità non è solo una questione di produttività, ma un modo per favorire un cambiamento culturale che permetta alle donne di vivere le loro scelte con maggiore libertà e autenticità, senza il peso dei fantasmi della separazione o della perdita.

 

Il career coaching

L’approccio del career coaching, in questa prospettiva, non è solo uno strumento pratico, ma può diventare uno spazio di elaborazione psichica. Sostenere le madri nel loro ritorno al lavoro significa riconoscere e legittimare la possibilità di integrare la funzione materna con l’investimento su di sé, superando lo scacco di una dicotomia imposta culturalmente tra “buona madre” e “donna realizzata“.

Conclusione

Investire sulle madri, dunque, non è solo una scelta di policy aziendale, ma un passaggio simbolico fondamentale per una società che vuole superare le scissioni tra cura e produttività, tra femminilità e potere, tra maternità e desiderio. Lavorare con la maternità (e non contro di essa) significa restituire alla funzione materna il suo valore generativo anche nel mondo del lavoro, rompendo il fantasma della rinuncia e aprendo a nuove configurazioni del desiderio.

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