Un Viaggio nel Profondo dell’Inconscio
Nel film di Paolo Sorrentino, il personaggio di Parthenope emerge come un enigma psicoanalitico, una figura che si muove tra desiderio e interdizione, simbolizzando antichi archetipi. Questa recensione esplora le sue connessioni profonde con i rituali arcaici e i miti dell’inconscio collettivo, illuminando come Parthenope incarni il “complesso di Anima” e l’irriducibile enigma della psiche.
Diversamente da Dürrenmatt, Sorrentino non esita a irridere al mito di Napoli ricorrendo a laidi scivoloni nella più nauseabonda modernità: l’alto prelato greve e narcisista che del corpo della donna ama “solo la schiena, perché tutto il resto è pornografia”, Parthenope che riceve una investitura cardinalizia dissacrata, tanto che “pare una Santa”, abbigliata di ori steampunk o in grisaglia opulenta; John Cheever che esce dalla storia della grande letteratura d’oltreoceano, per essere consegnato alla cronaca italiana dell’alcolismo e del conflitto bisessuale.
